548DAB Magie di Omnia

sabato 4 luglio 2009

Cuore d'Acciaio

Riapro la rubrica sugli incipit con uno degli inizi più fulminanti che abbia mai letto, quello del romanzo di fantascienza-new weird di Michael Swanwick "Cuore d'Acciaio", ormai introvabile, ma che potete trovare su e-mule.

Anche se allora la bimba rapita ai mortali non lo sapeva, la sua decisione di rubare un drago e scappare nacque la notte in cui i bambini si riunirono per complottare la morte del loro supervisore.



Di sicuro è un incipit folgorante, che entra subito nell'azione, con poche e semplici righe ci racconta una storia intera. E' proprio questo accenno che domina i primi capitoli del romanzo e oltre. Inizio speciale per Swanwick, che non ci introduce tramite l'ambientazione, o evocativi passaggi di descrizione, ma direttamente nelle intenzioni della protagonista, una bambina di nome Jane, molto ben caratterizzata, soprattutto a livello umano.

Parentesi. Viste le recenti polemiche alla mia recensione del romanzo di Gamberetta ci tengo a sottolineare un paio di cose.
Sono stato spinto a leggere questo romanzo perchè si dice (a SUA detta) che sia uno dei capi saldi del New Weird, il genere del Bizzarro, da me tanto biasimato nella recensione suddetta.
Mi sono detto "se è il genere, proverò disgusto anche a leggere questo romanzo" e invece... in parti come questa:


«Vieni,» disse lei mettendo a forza un po’ di sollecitudine nella voce. «Devi tornare a letto.» Lo prese per un braccio, sconvolta sentendo quant’era leggero, quanta poca resistenza le opponeva, e lo guidò al suo lettino. Lo fece sdraiare e rincalzò la coperta. Toccarlo non era così repellente come aveva pensato.
«No. Tu devi...» Per la prima volta aprì l’occhio. Non aveva il bianco. La pupilla si era allargata oltre la palpebra, scoprendo un buco nero e senza luce completamente fuori dall’universo. Jane gli lasciò il braccio, spaventata. «Trampolo... non era... il solo che stava crescendo. Io ho la seconda vista. Non molta, ma un pizzico ce l’ho.»
Rabbrividì ancora. L’awen era su di lui, si muoveva sotto la sua pelle, minacciando di frantumargli le ossa dall’interno. La struttura sottile fremeva per tanta forza, come un motore per la troppa tensione.
Dominando la propria paura, Jane si infilò sotto la coperta, lasciando che li avvolgesse entrambi nelle sue pieghe, come sotto una tenda. Abbracciò Galletto e lo tenne contro di sé. Era freddo come un cadavere.


Mi sono quasi commosso. Anche del fatto che stessi leggendo un New Weird in cui ci fossero dei veri sentimenti! Che dire? In questo romanzo il bizzarro non manca di certo, ma i personaggi sono umani fino all'inverosimile e lo scrittore ama i bambini e non gode delle loro sofferenze, ne sono certo.

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venerdì 3 luglio 2009

Magic Lorenzo

E' un amico, per cui sono di parte. Però lo segnalo comunque. Il suo blog è aggiornato di frequente (cosa importante) e soprattutto Lorenzo è molto raffinato nella scrittura, ha buone idee, complicate quanto basta, e divertenti. Oh, io ve lo segnalo, poi... fate vobis.


Dimenticavo che anche lui pubblicherà un romanzo a settembre-ottobre, con Barbera Editore, dal titolo "Oneiros". Un fantasy, ovviamente, con una storia molto interessante. Il resto, beh... lo scopriremo solo vivendo.
Ecco il link:

Lorenzo Bosi

(prontamente aggiunto anche alla colonna di destra)



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giovedì 2 luglio 2009

Il titolo per trovare il titolo

Faccenda scottante. Sono giorni che ormai dibatto con l'editore sul titolo del romanzo. Quella frasetta che sembra insignificante ma in realtà deve riassumere il senso del romanzo, l'idea e il genere. Inutile dire che sono partito da una proposta che poi è stata cestinata. Il percorso del titolo del mio primo romanzo sale e scende come i tornanti della costiera amalfitana. E non si giunge mai a destinazione.


La magia della pubblicazione inizia con la Maledizione Intromissiva. Che cos'è? Semplice, dal momento in cui il tuo romanzo trova qualcuno che gli darà vita cartacea, quel qualcuno farà parte della tua via editoriale, che tu lo voglia o no, che ti piaccia o no.
E' tutto un tira e molla snervante, che inizia con la riscrittura, l'editing, le scene, i risvolti, i colpi di scena. Roba che su alcune diatribe avresti voglia di risolverle con un esperto in risoluzione dei conflitti, di quelli che si stanno occupando della guerra in Palestina, per intenderci.

E' un salto strano. Prima sei un autore che ordina e decide del suo lavoro, si lustra l'ego con lucido, inchiostro e sogni di gloria e poi BUM! Ti ritrovi a rispondere di ogni decisione con qualcuno che pensa di saperne più di te.
E di sicuro è vero! Perchè dopo aver mandato giù il groppone iniziale, ci ragioni e pensi che forse è giusto.

Questo non vuole certo essere un post contro il mio editore! Anzi, Dio (chiunque lui sia, compresa Gamberetta) lo benedica! Per la pazienza, la tenacia, l'entusiasmo e le idee.
E' solo una constatazione, un rendersi conto che c'è una maturazione ulteriore quando pubblichi, ovvero: non se solo tu che decidi, stop. Dicevo, prima sei un autore, poi diventi uno scrittore. Nel vero senso della parola, sei uno che scrive e non necessariamente cose che non hai inventato tu.
Mi è successo svariate volte mentre portavo a termine la stesura del romanzo, ho scritto cose che non avrei mai inserito, ma che alla luce del risultato, sono validissime e forse, indispensabili.
Crescere, alla fine, paga.

Chiudendo la storyline del titolo, ecco come è andata. Avevo inventato un titolo, ma era troppo thriller, per cui l'editore l'ha cambiato, con uno che a me piaceva molto, davvero perfetto.
Mettendo il titolo nel motore di ricerca per eccellenza (quello sì che è un Dio, una fede vera e propria a cui aderisco, io CREDO in SAN GOOGLE) vengono fuori circa 6 milioni di risultati, e nelle prime pagine campeggia, guarda caso, un romanzo con lo stesso titolo. Un romanzo di una giovanissima (sigh) esordiente, che pubblica con Battello a Vapore (Piemme). Che fare? Mordersi le mani e tirare le orecchie a punta dei protagonisti del romanzo suddetto per la rabbia.
E così parte la grande ricerca del titolo... centinaia, che dico migliaia di proposte una più improbabile dell'altra, telefonate estenuanti, un brainstorming che non finisce più.
Incombe la scadenza ultima che si fa? Si pensa ancora.
Per adesso c'è un titolo provvisorio che non esalta nessuno dei due.
Ah, dimenticavo, il romanzo si chiamerà comunque "Le Magie di Omnia" è il sottotitolo che fa penare.



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venerdì 19 giugno 2009

Chi la fa, l'aspetti (la Recensione)

Quello che sto per fare non è facile. E' pericoloso, ma io amo il rischio, sennò non farei lo scrittore. Non so se qualcuno l'ha già fatto, ma ora lo faccio io. Cosa? Recensirò il romanzo dei romanzi, quello che ho letto in due giorni a denti stretti, perchè l'autrice è sì famosa, ma non per quello che scrive, o meglio, è famosa per quello che scrive su quello che altri scrivono. Basta giri di parole, in questo post parlerò de "Le Avventure della giovane Laura" scritto da Gamberetta e tenterò di farlo alla maniera di Gamberetta. E la Regina delle Fate, tra una partita a scacchi con la Morte e l'altra, mi salvi.



Innanzitutto il romanzo in questione lo trovate qui:

Le Avventure della Giovane Laura

Poi, per spiegare Gamberetta vi do il link alla sua recensione "Cavallo di Battaglia"
Il Talismano del Potere di Licia Troisi

Questa, presa dal sito, la trama del romanzo:

La Giovane Laura è una ragazza come tante: è stupida, ignorante come una capra, ingenua, impacciata, e non è neanche tanto bella. In compenso… niente! Non ha superpoteri, non legge nel futuro, non parla con i morti, non possiede alcuna conoscenza arcana.
Ciò non le impedirà di essere coinvolta in una serie di avventure fantastiche intrecciate fra loro. Laura dovrà affrontare felini diabolici giunti da un’altra dimensione, vedersela con uno psicologo che ha la brutta abitudine di assentarsi in un mondo bislacco abitato da fate assassine, e alla fine scoprirà che tutte le sue disgrazie sono legate a una misteriosa cospirazione d’insospettabili.


C' è un motivo preciso per il quale ho copiato la trama, perchè io non saprei proprio come riassumere il romanzo.
Ma partiamo dall'inizio. Per scrivere una recensione "alla Gamberetta" è necessario che io analizzi il suo modo di recensire. Da quello che ho capito, la signorina in questione fa larghissimo uso di logica, riferimenti letterari/filmici/etc..., dimostrazioni al limite del matematico e umorismo (sarcasmo, ironia, parossistica, iperboli e compagnia bella).
Per cui cercherò di seguire questo iter. Ci proverò, con una vagonata di buone intenzioni.

Visto che l'ultima recensione che ho letto della Signorina è quella di Wunderkind, userò lo stesso tipo di premessa.
Alcuni di voi lo sapranno, ma lo ribadisco: conosco Gamberetta (virtualmente, non come persona), la stimo come editor, è competente e appassionata, e soprattutto è una ragazza molto colta in fatto di fantasy.
Mi è stata molto d'aiuto in passato, si è rifiutata di aiutarmi (se non dietro compenso "a peso d'oro") per l'ultima versione di Omnia. Questo potrebbe dare adito a un certo qual astio nei suoi confronti. Potrebbe essere, non sono obiettivo in merito, come ha detto lei su D'Andrea, lascio a voi il giudizio sull'amara questione, ovvero se la recensione che scriverò è dettata dall'astio.

Parliamo di Laura. Come ha detto la Signorina, è una ragazza "normale" a tratti banale e trash, tiene il poster di Hilary Duff appeso in camera, stravede per Sailor Moon, e possiede oggetti di Hello Kitty.
Cos'ha di speciale quindi Laura? Chi l'ha creata. Ecco la sua eccezionalità.
Sì perchè tutto quello che succede a questa poveretta, le accade come deus ex machina, lei non lo vorrebbe, non lo cerca. Le capita.
Diciamocelo: Laura è una poveretta.
Il romanzo in cui è finita non è una storia, un mondo, è un lager e la sua perfida aguzzina non è un ufficiale delle SS, bensì Gamberetta in persona, tramutata, via via in orchi, barboni, fate assassine, Dentisti, gatti-mostro giapponesi etc...

Ora, semmai la Signorina leggerà questa recensione, mi darà dell'ignorante ogni riga e ogni concetto che esprimerò, ma io vado avanti lo stesso.
Uno degli scopi della narrativa è intrattenere ed emozionare. Il romanzo in questione intrattiene ed emoziona anche, se nel calderone delle emozioni mettiamo anche la pena, il disgusto, la nausea e il senso di soffocamento dato da ansia persistente.
Non sono un esperto di generi letterari, tantomeno di sottogeneri fantasy, leggo da lettore e non da scrittore, per cui non me ne importa un fico secco se questo genere di scrittura è:

è un romanzo urban fantasy con una forte componente di bizzarro, anche se non tale da farlo scivolare nel new weird. Il tono è spesso umoristico o parodistico, ma non del tutto comico come accade in alcuni romanzi di Douglas Adams o Terry Pratchett.

come dice la stessa autrice. Non si può utilizzare una etichetta per ficcarci dentro col calzascarpe una storia che comunque non starebbe in piedi.
Sì, perchè la storia di questo romanzo non sta in piedi! Non c'è logica nella narrazione, nella struttura, nella successione di fatti e flashback. E' un tipo di storia senza orizzonti, che salta dall'onirico al demenziale da un paragrafo all'altro, nella quale succedono fatti che non hanno una spiegazione.
Il capovolgimento della realtà non può essere dato come un fatto acquisito, va giustificato. Io lo pretendo, come lettore, di capire quello che sta succedendo.
Immerso nella lettura di questo romanzo mi sono sentito preso in mezzo a un collage di scene truculente di violenza gratuita su qualsiasi tipo di essere umano e disumano.
Pezzi strappa-viscere come questo:

— Non adesso. Scattiamo i dagherrotipi.
I due svanirono dietro un velo di acqua nera. Laura riprese a respirare, ma non era più lucida, il sipario stava calando sul mondo.
Il coltello che penetrava nella spalla le concesse qualche altro sprazzo di penosa consapevolezza. Arturo ritrasse la lama, con lentezza, quindi girò il polso e tagliò in orizzontale.
— Adesso farà un po’ male... — Arturo spinse al centro della croce di sangue il capo di un tubicino trasparente. Non appena la testa del tubicino fu a contatto con la carne, Laura sentì mille spilli farsi largo sotto la pelle e strisciare paralleli ai nervi. Urlò nel nastro adesivo.
Arturo regolò una rondella a metà del catetere, un liquido ocra prese a scorrere verso la ferita. — In questa maniera rimarrai cosciente, non vogliamo che i nostri dagherrotipi sembrino scattati a un cadavere.


o questo:

La fune si spezzò.
Un capo sfilacciato la colpì in piena faccia. Le frantumò le ossa del viso e le tagliò la fronte. Grumi di cervello uscirono dalla ferita, roteando intorno a lei, come fosse nello spazio.


E potrei continuare all'infinito. Di queste scene da horror demenziale ne è pieno il romanzo, tanto che arrivi a un certo punto che dici "Ammazzatela sta cretina che non soffra più!". Sì perchè vada che gli altri personaggi vengano torturati, mutilati, falcidiati, arsi, squoiati e peggio ancora. Ma la protagonista? La tua protagonista! Non capisco come fa ad arrivare alla fine dopo che è stata, tagliata nella pancia, la spalla sfregiata da un colpo di striscio di un fucile, pungolata con un affare elettrico (da una fata che vuole insegnarle a giocare a Scacchi per poi far maciullare il suo cervello, masticare da altre fate e vomitato in cubi di plastica e inserito in una struttura biomeccanica costruita di centinaia di cervelli vomitati che hanno il compito di scartare le mosse sbagliate di una partita di scacchi che la regina delle fate sta facendo con la Morte in persona per salvare la vita alla principessa delle fate... uff. che fatica) dove eravamo rimasti? Ah, le ferite di Laura... schiaffi e botte a profusione da genitori e mostri e psicologi, lei da sola beve acqua putrida di una discarica "per dissetarsi" e mangia - di gusto - un furetto preso vivo, stordito da un orco al tavolo del ristorante, che poi gli versa sopra abbondante Marsala e lo arrostisce ancora vivo, per poi servirlo ai due commensali.

Lo stile visionario e onirico è quello delle anima giapponesi, ma il sentimento di odio per la vita... quello deve essere per forza dell'autrice.
Prima di aprire la parentesi sulle considerazioni più personali vado di calcoli:

Volte in cui si nomina il sangue:

59

Scene in cui non si attua nessun tipo di violenza:

0

Somma complessiva di uso di termini quali: viscido, viscere, mutilati/o, materia grigia, vomito &co.,

37

E non mi è venuto in mente altro, ma c'è di peggio, ve l'assicuro.

Dicevo la mancanza di logica, ecco una storyline del romanzo stretta stretta:

Laura va male a scuola e odia il professore di matematica che un bel giorno trova immerso in una pozza di sangue ucciso da un gatto super-artigliato nonchè velenoso. Salvata dal proverbiale ribelle della scuola, gli viene affidata la missione di proteggere uno spirito magico che assieme ad altri dona il potere di 1000 guerrieri a una spada. I gatti mostro vogliono la spada, duello, Laura attiva la spada, tutti gatti uccisi, scena di sesso col ribelle.
Il ribelle scappa per una missione e non torna per mesi, Laura si deprime peggiora i voti a scuola, la mandano da uno psicologo, lei trova un buco sul pavimento dello studio, ci cade dentro, finisce in un mondo di mostri trasportata da un serpente gigante a forma di autobus, viene soggiogata da un tenente (uno dei pochi umani) che le vuole fare un dagherrotipo, partecipa a una gara di poesie, viene accusata di aver ucciso una elfa, arrestata e torturata, finisce per essere consegnata alle fate assassine (che si sono incavolate perchè l'autobus-serpente passa nel loro territorio per cui uccidono e marotoriano tutto e tutti con dei megarobot tipo buldozzer). prigioniera delle fate deve imparare a giocare a scacchi, poi si sveglia nello studio dello psicologo, un giorno riceve la lettera dell'Associazione Dentisti che le comunica di aver vinto un premio lei va a ritirarlo ma scopre che le vogliono trapanare il cervello per estrarle la coscienza (che è un programma che un Dentista le ha istallato), salvata in extremis per mano di una misteriosa donna e il suo vecchio amore ribelle che però subito dopo o le spara o le vuole dare fuoco, lei scappa finisce in un mondo sotterraneo dove ci sono i leprecauni che gestiscono Internet che dopo qualche menzogna si accorgono che lei è l'ennesima minaccia cercano di ucciderla e lei fugge per dei tubi viscidi e finisce in una discarica dove i barboni fanno delle magie con i fuochi nei bidoni. Siamo alla fine: inseguita dai dentisti per quel programma fatidico dopo qualche rocambolesco colpo di scena Laura finisce dalle suore a scrivere un tema su Santa Caterina.

Parlare di colpi di scena riusciti è impossibile, perchè il romanzo è TUTTO un colpo di scena senza fine, non sai mai cosa cavolo può succedere, puoi solo aspettare altro sangue e torture.

La sua arcinemica (ma è un odio a senso unico, non corrisposto) una volta mi disse: è giovane, siamo stati tutti giovani nella fase in cui odiavamo il mondo, odiavamo tutto e volevamo cambiare quello che non ci stava bene.
E' così, io leggo odio in questo romanzo, per le persone, per le istituzioni, per la famiglia, per il fantasy di un certo tipo, per i dentisti e per i gatti (mai così tanto maltrattati in un romanzo).

Mi spiace dirlo ma ci sono diverse incongruenze anche nei suoi scritti Signorina. Per esempio: perchè una ragazza che naviga tranquillamente su Internet, non sa scrivere al pc, tanto da metterci un quarto d'ora per scrivere una frase perchè non trova le lettere?
E la storia della multa per il biglietto non pagato sul torpedone? Che fine ha fatto?
E perchè Laura non viene mai descritta e non si cambia mai? E' sempre sporca, sudicia, zozza, putrida e riesce anche a spacciarsi per un esaminatore dei Dentisti.

Termino perchè sennò non la smetto più. La mia considerazione? Gamberetta è infelice. E' una specie di serial-killer tipo "Il Profumo" che nessuno ama e che non è in grado di amare. So che questo tipo di conclusione suona schifosamente buonista, vomitatevolmente romantica e demagogica. Ma io credo che alla base di tutto ci sia l'amore. Anche e soprattutto alla base della scrittura. Perchè scrivere è voler tramandare storie immortali, si spera, che emozionino le persone, che scaldino il cuore e strappino sorrisi. La vita è uno schifo? Cambiamola, ritagliamoci momenti felici. Suona strano ma io la penso così. Io amo i miei personaggi e soffro nel vederli torturare. E' chiaro, anche i miei personaggi finiscono in situazioni in cui soffrono, ma non ci provo alcun piacere, serve solo come contraltare per i momenti felici, perchè la vita è così, è una costante ricerca della felicità.
Laura è una ragazza sola, incompresa, come ce ne sono milioni nella letteratura. Perfino il Giovane Holden. Ma il romanzo di Salinger è pieno d'amore, il Piccolo Principe, nella sua sconfinata solitudine, è mosso dall'amore, per vie traverse, ovvio.

Perchè dovrei scrivere un romanzo che lascia disgusto e amaro in bocca? Non ne vedo il senso. Mi scuserà, Signorina, ma il suo romanzo, io non l'ho amato, direi che l'ho divorato detestandolo, perchè sì, è al cardiopalma, ma speri che finisca il prima possibile.
Ah... dimenticavo: i lati positivi. La scrittura: semplice, scorrevole, evocativa, pulita e scintillante. A tratti comica e brillante. E' brava a scrivere ed è colta.
Non c'è che dire.
Altra nota positiva/spassosa: Hello Kitty è una solerte collaboratrice della Morte.
Geniale. Ecco, Gamberetta è di sicuro geniale, bizzarra, stupefacente. Ti cattura e ti sorprende con trovate assurde tipo un dentista a cui è stata cucita una testa di cane (e quindi guaisce non parla) e nel corpo ha cassetti di legno con dentro bobine di discorsi preparati.

Aggiungo una postilla: sono andato al cinema a vedere "Coraline" - e avevo letto il libro - e posso dire che Gaiman è geniale con la necessaria cognizione di causa. L'intera storia è una immensa favola vecchio stile, riletta in versione dark a tratti bizzarro. Questo era il mio maggiore cruccio sul romanzo di Gamberetta: il bizzarro gratuito. Nel libro della Signorina non c'è morale, non c'è scopo, non c'è una struttura che si radichi nella realtà a cui tutti possiamo appigliarci. Io non metto in discussione l'utilizzo del bizzarro e dell'assurdo, ma deve avere una finalità, un intento a cui anche il lettore meno smaliziato può appigliarsi per entrare nella storia, vivendola e non vedendola soltanto. Le avventure della giovane Laura, si vedono chiaramente, nitide e abbacinanti restano impresse nella mente, ma non toccano il cuore, perchè l'anima di questo romanzo non viene fuori.





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venerdì 5 giugno 2009

FINITO! (cioè adesso arriva il difficile!)

Ce l'ho fatta. Con un tour de force di riscrittura della quarta (sigh!) stesura degno del Guinnes dei Primati, che mi ha portato a scrivere quasi 20 capitoli in un mese, con annesso prologo, epilogo e appendice (e ringraziamenti), do annuncio del completamento, della nascita de "Le Magie di Omnia", con sottotitolo ancora non certo al 100%.


A questo punto sarebbe d'uopo che dicessi come mi sento. Mi sento sfinito, questo sì. Fiero? Abbastanza. Di sicuro spaesato. Questo viaggio mi ha portato alla meta che tanto agognavo ma in un modo del tutto inaspettato, con una storia che ha pochissimo a vedere con la storia di partenza.

Lungo la strada ho perso fogli su fogli di idee, sfide letterarie e metafore avventate. Pagine di personaggi, scene e magie che pensavo mi avrebbero accompagnato fino alla fine.
Come un viaggio avventuroso, il tanto inflazionato viaggio dell'eroe, ho incontrato aiutanti, opponenti, re, regine, sorprese e colpi di scena.

Adesso ho in mano questa benedetta quarta stesura, già riveduta e corretta due volte. in questo mese. Una mentre scrivevo, una in due giorni.
Ho consegnato il mio bel malloppo all'editore, lo sta leggendo. Voci via sms dicono che c'è qualcosa da sistemare ancora, tutto sommato l'uomo del monte ha detto sì.

E ora arriva di difficile: la revisione finale, il giudizio, la copertina... tutte cose che dipendono sempre meno da me e sempre più da terzi, fino a quando stringerò la copia 0.
E succeda quel che deve succedere.

Amen


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sabato 30 maggio 2009

Tasche Piene

In questo post scriverò una cosa della quale sicuramente mi pentirò.
Non ne posso più di Omnnia!
Ebbene sì, sono esausto. Vivere mentalmente su questo pianeta attraverso gli occhi e la mente dei suoi personaggi è davvero snervante.
Chi di voi ha provato questa situazione può capirmi. Se potessi evaderei.

Non so se a J.K.Rowling è capitato. Tolkien amava così tanto la sua Terra di Mezzo che di sicuro ci si sarebbe trasferito, ovvio che non ne fosse stanco.
Il fatto è che già vivere e scrivere storie ambientate sulla Terra è un delirio, con mille cose che devi valutare per evitare incongruenze, contingenze storiche di cui tenere conto, spazialità, orientamento, realismo, coerenza narrativa e psicologica.
Tutti questi elementi rendono la scrittura un lavoro estenuante, perchè non puoi prendere e scrivere senza proiettarti nella scena che stai raccontando.

Ecco, immaginate tutte queste paranoie applicate a un mondo che non esiste. E, attenzione, Omnia non è un mondo come la Terra di Mezzo, con atmosfere retrò e medievaleggianti (che pure portano la loro bella dose di tomi da studiare per prepararsi), no, Omnia è un mondo come il nostro, che ha gli elettrodomestici, il thè, i vestiti, le piante, la pioggia, il vento, la legge, i parenti, gli uffici amministrativi. Più ha la magia, che contamina tutte queste belle cose.
A questo punto ambientarci delle scene è totalizzante perchè ebbi la bella pensata complicarmi la vita con centinaia di dettagli che, quando li inventai, erano insignificanti, abbellivano, ma ora che da piacevoli dettagli diventano snervanti paletti, la testa mi esplode.

Capita anche a voi?
Di essere esausti dei vostri mondi?
E di entrare nelle teste dei personaggi? Non parliamone nemmeno.
Quasi rimpiango i tempi in cui aprivo la pagina bianca, scrivevo e... chissenefrega.


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lunedì 25 maggio 2009

Il blocco dello scrittore

Come avete potuto leggere in uno dei post passati (questo qui) sono stato vittima del blocco dello scrittore. E siccome la scadenza per la consegna era prossima, ho dovuto tentare tutte le strategie che mi venivano in mente per ritrovare quella scintilla che mi facesse tornare la benedetta e luminosissima ispirazione. In questo post vi scriverò i metodi consigliati che ho raccolto e che ho sperimentato inventandomeli di sana pianta. I tentativi, insomma.


Ecco cosa ho tentato:

A) Ho iniziato rileggendo i capitoli che avevo scritto, per riaddentrarmi nella storia, riappropriarmi del mio mondo.

B) Ho provato a leggere quella che credevo fosse la cosa migliore che avevo scritto.

C) Ho scritto qualcosa di nuovo.

D) Ho fatto leggere a un programma di lettura i primi capitoli del romanzo, in modo da vedere se, ascoltando quello che avevo scritto con una voce diversa, mi si smuoveva qualcosa.

E) Ho provato a impormi di scrivere il nuovo capitolo del romanzo.

F) Ho scritto la biografia delle protagoniste e le ho intervistate.

G) Alla fine ho capito che qui in casa avevo troppe distrazioni, così mi sono isolato, scrivo in biblioteca, nel silenzio e nell'afa, vivendo su Omnia senza riserve.

Diciamo che un po' tutto ha funzionato, ma in particolar modo l'isolamento.
E' qui che ho notato il salto, da autore pieno di sogni, a mestierante. Perchè a livello di consapevolezza, questa è forse la più importante.
Non si nasce autori, si diventa, con la pratica, con l'impegno, approcciando il mestiere un po' per volta e tutti i suoi strumenti il prima possibile. Scrivere è un lavoro e il lavoro dello scrittore è estenuante come tutti gli altri. Ci sono scadenze, notti bianche, momenti snervanti e crisi emotive.
E' scrivere, è vivere.
E' magia.



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venerdì 22 maggio 2009

Corsa contro il tempo

La consegna della prima stesura del romanzo è prossima. Sembra una lunghissima fiaba, iniziata cinque anni fa, quando la prima stesura di questa storia ha visto la luce sotto forma di sceneggiatura. Era un fagottino di sessanta pagine appena, che gridava a squarciagola un po' più di attenzione. Da allora il mio figlio degenere è cresciuto, è stato svezzato, montato e rimontato, ha capito ed è arrivato, forse, alla maturità. Tra poco sarà pronto per affrontare il mondo.


E' una grande emozione vederlo svilupparsi secondo le mie direttive e i consigli di tutte le persone che lo hanno affiancato lungo il cammino. Presto affronterà la sua prima cerimonia ufficiale: il debutto in società, la pubblicazione. Farà un corso di buone maniere, gli addrizzeranno la costa, gli insegneranno a stare composto e dare il meglio di sè in libreria, gli daranno lezioni di danza per presentarsi al meglio e infine lo vestiranno, di tutto punto, con una mise elegantissima, nuova scintillante, accompagnato da uno staff entusiasta e pieno di aspettative.

E io sarò là, in un angolino, con lo sguardo inumidito e fazzoletto alla mano.
Non mi aspettavo certo di godermi gli ultimi momenti prima dei preparativi!
Sapevo che ci sarebbe stata una corsa finale, una corsa contro il tempo, è lì che si vedono i cavalli buoni, all'arrivo.

In questi giorni sono tutto concentrato su di lui, gli ultimi capitoli, le riscritture, gli ultimi ritocchi d'insieme. Poi l'estate sarà dedicata alla messa a nuovo, affinchè al vostro rientro dalle vacanze, ad attendervi ci sia lui, in livrea.

Mi rendo conto di non aver ancora svelato editore, titolo ufficiale e cose di questo tipo... ma lo staff è all'opera, presto una degna conferenza stampa.
Siete pronti?




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martedì 19 maggio 2009

Il Fuoco della Fenice

Pian piano, sto resuscitando un po' tutti i punti cardine di questo blog. Man mano che la fine di questa "Via Libris" si avvicina per dare spazio al nuovo inizio, vorrei risvegliare il mio mostro di Frankenstein, a piccoli schiaffetti, magari con i sali aromatici.
Il profumo di un buon incipit è il prossimo passo. Questo incipit profuma di incenso, calda cenere, di fuoco crepitante, di rinascita.

Alla luce del tramonto la cittadina di Sabbiescure era solo uno sgangherato profilo di case e lamiere arrugginite, ombre nere nel rosso senza fine del deserto.
Non c'era molto altro da vedere nella parte meridionale del mondo conosciuto. La terra si riduceva a poco a poco più di un ammasso di baracche fatiscenti che a fatica reggevano gli assalti del tempo.
Polvere.
Polvere e rocce.
Uno dei tanti luoghi dimenticati da Dio, dove un vento quieto alzava a ogni ora del giorno e della notte la sabbia in piccoli vortici sottili. Granelli fastidiosi che s'intrufolavano dappertutto e pungevano il viso, graffiavano il corpo, lasciando i segni del loro passaggio. Ma in quel momento alla donna non importava.
Era solo un puntino bianco nell'immensità rossa. Uno svolazzare di veli candidi che pochi avrebbero notato fra tutto quel rosso.

Da "Il Fuoco della Fenice" di Luca Azzolini


Ho avuto la fortunata occasione di parlare con l'autore del romanzo proprio al Salone del Libro di Torino e a lui ho esposto la mia teoria legata al suo stile, che scivola davanti ai nostri occhi già da questo immaginifico incipit.
Luca Azzolini riesce a coniugare lo stile evocativo e visuale del fantasy classico, le carrellate sui vasti paesaggi, le panoramiche, i dolly cinematografici del Technicolor, con immagini moderne, pungenti, taglienti. Grandi deserti insidiosi, una immensa megalopoli scintillante e pericolosa. Leggendo il suo libro si ha l'impressione di vederlo, non è immaginazione, è realtà. Il puntino bianco nell'immensità rossa del deserto, quella donna che sfida le avversità di un luogo ostile è un'immagine netta, è un quadro impressionsta, è folgorante.
Giocare con le strutture del fantasy è come giocare col fuoco, io ci provai e mi sono scottato. Luca Azzolini ci ha giocato e ha creato meravigliosi effetti pirotecnici, lamiere lucenti che riflettono una realtà editoriale sempre più incerta, decadente, specchietto per gli allocchi, ma pur sempre un abbaglio accecante che non si può fare a meno di notare.





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